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martedì 3 agosto 2021

Buon viaggio, partigiano Gabet 🌹

Amelio Selvo, il partigiano Gabet, ultimo partigiano di Caprie, è andato avanti.
Barbara Debernardi, pronipote di Amelio, nell'annunciarne la scomparsa, lo ricorda nello scritto in allegato.



sabato 17 luglio 2021

Carlo Borgesa è andato avanti

Carlo Borgesa, comandante della 17° e 113° Brigata Garibaldi di Caprie, ci ha lasciati.
Non ti dimenticheremo, Carlin!



lunedì 10 maggio 2021

Ciao Fasulin, non ti dimenticheremo! 🌹

Comunicato del Comune di Condove

Questa mattina la Partigiana Enrica Morbello Core, per tutti noi "Fasulin", cittadina onoraria di Condove, è andata avanti. Insieme al marito Secondo Core è stata una delle protagoniste della Resistenza a Condove e in tutta la Valsusa. Finché la salute glielo ha consentito, ha sempre partecipato alle celebrazioni di Vaccherezza, e non ha mai fatto mancare un pensiero e un riflessione in occasione delle tante altre manifestazioni organizzate ogni anno sul nostro territorio.

Nel 2014 è stata proprio lei a tagliare il nastro del Museo Valsusino della Resistenza, nato grazie al fondo, artistico e culturale, da lei stessa donato al nostro paese.

Quest'anno, in occasione della manifestazione di tutte le Amministrazioni di valle organizzata davanti alle ex Officine Moncenisio, abbiamo voluto ricordarla esponendo un dipinto realizzato da sua figlia Fernanda, dedicato proprio a quei giorni cruciali per la storia del nostro Paese e per la storia personale di Fasulin.

Vicina alle giovani generazioni, attenta custode della memoria, amante della vita e della libertà, con la sua scomparsa Condove perde una testimone preziosa e lascia a tutti noi il compito di far vivere in suoi insegnamenti attraverso il nostro agire quotidiano.

Ciao Fasulin, non ti dimenticheremo!
Enrica Morbello Core, presente! 🌹

domenica 17 aprile 2016

Addio al partigiano Gin

Luigi Falco, il partigiano "Gin", classe 1923, ci ha lasciati nella sera del 16 aprile, proprio a pochi giorni da quel 20 aprile in cui si salvò dall'eccidio di Vaccherezza e dalla Festa della Liberazione a cui non è mai macato.
Le sue gambe, che non si sono mai arrese all'età, ci hanno accompagnati in montagna su tanti sentieri; i suoi occhi ironici, spesso nascosti dietro la bandiera della 114° Brigata Garibaldi, ci hanno raccontato aneddoti e storie; le sue mani ci hanno mostrato posti e fotografie, e hanno tagliato il nastro del restaurato Monumento della Resistenza voluto da lui e i suoi compagni di Brigata e del nostro Museo della Resistenza.
Gin, decorato al valor militare, ora porterà la Bandiera della 114esima sui sentieri dove ritroverà il suo caro amico Bill, Mario, Guido e tanti Compagni. Buon viaggio partigiano "Gin", al prossimo appello risponderemo per te "Presente!".
 

 
In un'intervista per il documentario "Il sole sorge ancora" Gin raccontò la sua fuga verso la Lunella il giorno dell'eccidio di Vaccherezza:
 
"Noi avevamo deciso di difenderci anche perché eravamo partigiani e dovevamo combattere fino all'ultimo, c'era il pericolo che se non trovavano nessuno avrebbero fatto pressione sui civili, magari anche sparando a qualche bambino per farsi dire dove eravamo nascosti.
Verso le 6 del mattino avevamo visto i tedeschi a Prato del Rio. Noi eravamo sopra il Truc della Goia Neira e avevamo già deciso di andare verso la Lunella perché era più facile difenderci. Verso le 8 vediamo sparare dei razzi dalla parte del Collombardo, eravamo circondati. Due per due son partiti, anche Bill con Secondino, siamo rimasti solo io e Vinassa Rinaldo. Rinaldo aveva una mitragliatrice e andò ad avvertire verso Prato del Rio di ritirarsi, e fu ucciso.
C'era vicino il distaccamento di Giustino e mi sono unito a loro, così ci siamo incamminati verso la Portia. Sapevamo che c'era la Monterosa che saliva dalla Valle di Viù; infatti appena salito Giustino, hanno cominciato a sparare. Verso la Portia ci siamo potuti nascondere e poi siamo scappati verso la Lunella. C'erano una decina di metri di neve da attraversare, ho usato i gomiti come racchetta e sono riuscito a passare. Nessuno mi ha sparato, ho trovato un buco e mi sono messo lì".
 


 

giovedì 10 ottobre 2013

Addio a Mario Jannon, gentiluomo d'altri tempi e Presidente instancabile

Mario,
gentiluomo d’altri tempi,
partigiano combattente,
amministratore rigoroso,
volontario mattiniero,
Presidente instancabile,

un grazie profondo per aver insegnato a generazioni di cittadini e per continuare ad insegnare a tutti noi che la Costituzione italiana nata dalla guerra di Resistenza va amata fedelmente e difesa in modo appassionato, e che la Libertà di cui oggi godiamo deve essere riconquistata ogni giorno con l’impegno civile e l’onestà dell’agire.

Ci mancherai.
Che la terra ti sia lieve, ciao Mario.

Gli amici dell'ANPI Condove-Caprie

venerdì 18 maggio 2012

Partigiano Vinko... presente!


“Presente!”: così hanno risposto a voce alta compagni e familiari di Vincenzo Giuglar quando l’amico Danilo Bar lo ha chiamato per l’ultima volta. Il mattino di sabato 12 maggio, attorno alla tomba del partigiano Vinko, scomparso a fine gennaio senza che i più se ne potessero rendere conto, si sono riunite una trentina di persone per rendere onore ad una persona che nella vita è stato emblema dell’impegno civile e politico che in questi tempi è cosa molto preziosa.

“I giovani di allora dovevano scegliere dove stare. Vincenzo scelse la Jugoslavia, perché il popolo jugoslavo era simile a noi: in montagna e con la libertà negata. Merita che chi ha fatto una scelta tanto coraggiosa venga ricordato da tutti, anche dai giovani. Perché Vincenzo era un grande comunicatore, in qualsiasi momento in cui si attualizzasse la Resistenza lui c’era sempre. Parlava con tutti e raccontava, ed era tornato anche parecchie volte in quei luoghi che considerava amici. Sempre in mezzo ai tanti, Vincenzo era una persona importante” ha ricordato ancora il Sindaco di San Giorio Danilo Bar, a cui è stata affidata l’orazione ufficiale: “Qualche volta, dal suo volto scuro e abbronzato, faceva trasparire un sorriso: trasmetteva così le sue emozioni, con la presenza e il sorriso. Ora tocca a noi, dobbiamo impegnarci perché il suo ricordo sia tangibile, con un’intitolazione o qualcosa che comunque possa ricordarlo. Perché è nostro dovere trasmettere la capacità di vivere e mai dirsi fuori, perché tutto dovrà essere conquistato sempre con la presenza. Proprio come faceva lui”.


 La cerimonia, cominciata con il ritrovo presso la Piazza di Condove, continuata in corteo fino al Cimitero, è proseguita ancora con il saluto da parte dell’amico Luciano Modellino e l’intervento ufficiale da parte dell’Associazione della Polizia, in cui aveva militato per alcuni anni, e dell’ANPI di Condove, che per l’occasione ha anche consegnato ai familiari la targa e la spilla al merito partigiano.

 Qualche bel mazzo di fiori freschi, con il tricolore che Vinko difese tante volte nella sua vita, ha così chiuso la celebrazione in memoria di chi, con tanta fatica ma anche un sorriso, è ancora in grado di far riflettere nel presente e ancor più nel futuro.

Giorgia Allais
da La Valsusa di giovedì 17 maggio 2012

mercoledì 18 aprile 2012

Addio al partigiano “Pistola”: con Cornelio Maffiodo scompare un altro importante pezzo di resistenza della Valle



Cornelio non si stancava mai di raccontare, anzi, erano più le volte che bisognava fermarlo per poter trascrivere tutto o poter cambiare il nastro della cassetta di registrazione durante le interviste. Amava rivolgersi a tutti e soprattutto ai giovani, narrando le sue vicende di guerra e parlando con fierezza della sua esperienza di partigiano. Classe 1923, era stato rimandato alle armi grazie al suo lavoro specialistico sugli aerei da caccia, così che non si schierò mai nelle fila militari. Dopo l'8 settembre 1943 fu costretto a fuggire dal suo posto di lavoro e, assieme a Felice Cima, fu tra i primi giovanissimi che salirono in montagna in una brigata autonoma sopra Condove, tra Bigliasco e la Rocca, entrando successivamente a far parte della 17° brigata tra Caprie e il Col del Lys. "Pistola", questo il suo nome di battaglia, fu un partigiano attivissimo e fu proprio lui, assieme agli altri suoi compaesani, a fondare successivamente, nel gennaio del 1945, la 113° Brigata Garibaldi stanziata nel vallone del Sessi, tra Caprie e Condove. Il suo paese natale, come ci ricordò Cornelio in un’intervista, “purtroppo aveva diversi primati: i primi caduti in valle, il primo rastrellamento ad opera dei tedeschi e fu anche l’unico posto in cui si fecero 4 lanci”.
Tra le numerose avventure vissute, "Pistola" infatti era molto legato alla vicenda degli aiuti che venivano recapitati via cielo: "col paracadute ci arrivarono bidoni di scarpe nuove per tutti, con la punta quadra, resistenti ma molto grandi, infatti c'erano dentro 3 o 4 paia di calze e ognuno di noi si doveva adattare: peccato solo che le scarpe fossero tutte dello stesso verso e non ci fosse differenza tra destra e sinistra!".
Custodiva con cura i suoi documenti nella borsa di pelle e nella sua valigia dei ricordi di guerra, dalla quale tirava sempre fuori con orgoglio il suo certificato originale con la qualifica di partigiano combattente. "La mia attività principale, quando non ero impegnato in azioni di guerra, era quella di studiare la zona, tra Caprie e Rubiana, dove operavamo. Bisognava conoscere bene sentieri e mulattiere per avere, se necessario, delle vie di fuga. Chi non conosceva la montagna, difficilmente avrebbe potuto cavarsela in caso di necessità": una vita dura quella in montagna, ma che lui raccontava sempre volentieri a chiunque bussasse alla sua porta. Con Cornelio se ne va così un altro importante pezzo di storia della valle, un pozzo di memorie inestimabile che mancherà, oltre alla sua famiglia e ai suoi cari, anche ai suoi compagni partigiani e a tutti i giovani dell’ANPI, di cui lui ha sempre fatto parte come membro del Direttivo della sezione di Condove e Caprie, che si troveranno a raccogliere il suo testimone, con lo stesso spirito di responsabilità e crescita civile su cui lui sempre puntava.

Giorgia Allais

mercoledì 18 gennaio 2012

Guido, il nonno partigiano che tutti noi giovani ribelli avremmo voluto avere


A volte vorremmo che certe persone non se ne andassero mai. Perché con  noi non solo hanno condiviso un pezzo di cammino, ma perché proprio sul sentiero della vita ci hanno insegnato a camminare.
Guido Carbi è una di queste persone.


Pur essendo stato partigiano nella zone del Colle del Lys, è sempre  stato molto vicino alla sezione ANPI di Condove-Caprie e non mancava proprio mai: per ricordare l’eccidio del Gravio e i partigiani di Muni e Caprie, per portare un saluto a Maffiotto.
Negli ultimi tre anni era diventato il protagonista dei racconti intorno al fuoco a Vaccherezza: un “nonno indignato”, il nonno che tutti noi “giovani ribelli” avremmo voluto avere, in grado di passare da una profonda lezione di vita ad un abbraccio affettuoso e stretto.


Con lui abbiamo trascorso ore a chiacchierare sotto il cielo stellato di fine agosto, quando la notte era già calata da un pezzo ma nessuno voleva andare a dormire, perché troppo preziose erano le sue parole da ascoltare, troppo profonde erano le sue rughe da accarezzare, troppo furbi erano i suoi occhi da cui imparare.
  



Proprio a Vaccherezza si era così raccomandato: «Ragazzi, bisogna sempre fare attenzione: ricordatevi che noi ormai siamo vecchi, anzi, come piace dire a me, antichi, e che il mondo del domani è vostro. Ci sono tanti giovani in gamba che sono sicuro si ricorderanno da dove arriva la loro possibilità di essere liberi, ma ce ne sono anche altri che non lo sanno e quindi bisognerà sempre vegliare. I tempi d'oggi sono difficili e anche se penso che siamo ancora lontani dal momento in cui c'era la guerra sessant'anni fa, purtroppo mi sembra che la strada che il mondo ha imboccato non è quella giusta».


Ogni volta che ci salutava, ci diceva sempre «Bravi! Continuate così!» ed è proprio così che continueremo a fare. Anzi, ci impegneremo a fare meglio e di più, custodendo i suoi insegnamenti come un ricco tesoro e portando avanti con la sua stessa umanità e determinazione il prezioso testimone che ci ha lasciato. Certamente indignandoci per quel che non va, ma sempre con un sorriso, lo stesso che Guido aveva ogni volta per tutti noi.


Giorgia Allais, Chiara e Martina Bonavero, Laura Castagno, Gianmarco Galfano e i giovani della sezione ANPI Condove-Caprie

(Fotografie di Giorgia Allais)